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Il principe - Cap.3 - Le mani estrenee
05.03.2026 |
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"Il suo cazzo era ancora duro, una perla di liquido preseminale che brillava alla luce della torcia..."
Il quarto giorno nelle segrete è iniziato con un silenzio che pesava più delle catene. Io e Thorne siamo rimasti nudi tutta la notte, come aveva ordinato Roderick. Il freddo della pietra mi aveva fatto rannicchiare in un angolo, le ginocchia al petto, cercando di coprirmi con le braccia. Dall’altra parte delle sbarre, Thorne era seduto contro il muro, le gambe piegate, il cazzo molle appoggiato sulla coscia. Ogni tanto ci guardavamo, ma nessuno osava parlare per primo. Sapevamo entrambi che qualsiasi parola poteva essere usata contro di noi.Verso mezzogiorno - o almeno così credo, perché qui sotto il tempo è solo un rumore di gocce - abbiamo sentito i passi. Non erano quelli pesanti di Roderick. Erano più leggeri, più lenti. Una sola guardia è scesa, quella con la barba corta e gli occhi freddi che ieri mi aveva palpato il seno mentre mi spogliavano. Si chiamava Garrick, l’avevo sentito dire da un’altra guardia.
Ha posato una torcia sul muro e si è fermato tra le celle, le mani sui fianchi.
"Il principe ha un nuovo ordine," ha detto con voce piatta. "Oggi vi aiuterò io. Niente frustate, niente sangue. Solo... un po’ di verità dal vostro corpo."
Thorne ha alzato la testa di scatto. "Che cazzo significa?"
Garrick ha sorriso, un sorriso storto che non arrivava agli occhi. "Significa che vi farò reagire. E voi guarderete. Se uno dei due si oppone troppo, l’altro soffrirà di più. Regole semplici."
Ha aperto prima la cella di Thorne. Io ho trattenuto il fiato. Thorne ha cercato di ritrarsi, ma la catena al polso lo teneva fermo contro il muro. Garrick si è chinato, ha preso il cazzo di Thorne tra pollice e indice, con una presa lenta, quasi clinica. Non stringeva forte, solo abbastanza per muoverlo su e giù, piano.
"Guarda la tua ragazza, Thorne," ha detto Garrick. "Guardala mentre il tuo cazzo si sveglia per lei."
Thorne ha chiuso gli occhi, i muscoli della mascella tesi. Ma il suo corpo non mentiva. Dopo pochi tocchi leggeri, il cazzo ha iniziato a indurirsi, gonfiandosi piano tra le dita della guardia. Non era un pompino, non era violenza brutale: era solo... insistente. Pollice che sfregava la cappella, indice che seguiva la vena sotto. Thorne ha emesso un suono strozzato, mezzo gemito mezzo ringhio.
Io non riuscivo a distogliere lo sguardo. Vedevo ogni cosa: il modo in cui la pelle si tendeva, la goccia trasparente che si formava sulla punta, il tremore delle sue cosce. Mi sentivo bagnata tra le gambe, e odiavo me stessa per questo.
"Brava, piccola," ha detto Garrick senza guardarmi. "Vedi come risponde? Anche qui sotto, con le catene, il tuo ragazzo ha ancora voglia di te."
Thorne ha aperto gli occhi, rossi di rabbia e vergogna. "Smettila," ha sibilato. "Togligli le mani di dosso."
Garrick ha riso piano e ha lasciato la presa. Il cazzo di Thorne è rimasto lì, eretto, pulsante, puntato verso di me attraverso le sbarre. "Ora tocca a lei," ha annunciato.
Ha aperto la mia cella. Io mi sono rannicchiata ancora di più, ma lui mi ha afferrato per le caviglie e mi ha tirata verso le sbarre, facendomi sedere con la schiena contro il ferro freddo. Mi ha allargato le gambe con le mani grandi, non brutale, ma deciso. Le mie ginocchia erano piegate, i piedi appoggiati sul pavimento lurido. La mia figa era esposta, le labbra già gonfie e umide nonostante tutto.
"Guarda il tuo ragazzo, Elara," ha mormorato Garrick. "Guarda come ti fissa mentre io ti tocco."
Ha posato due dita sulla mia vulva, sfiorando appena le grandi labbra, poi ha aperto piano, esponendo il clitoride. Non ha infilato niente dentro: solo cerchi lenti intorno al clitoride, leggeri, quasi carezze. Eppure il mio corpo ha tradito subito. Ho sentito il calore salire, la figa bagnarsi di più, un filo di umore che colava verso il basso. I capezzoli si sono induriti, visibili anche nel buio.
Thorne ha tirato le catene. "Lasciala stare, figlio di puttana."
"Zitto," ha risposto Garrick. "O le infilo un dito e la faccio venire qui davanti a te."
Ha aumentato appena la pressione, sfregando il clitoride con il pollice in cerchi regolari. Io ho chiuso gli occhi, ma non serviva: sentivo lo sguardo di Thorne bruciarmi la pelle. Il mio respiro si è fatto corto, i fianchi si sono mossi involontariamente verso quelle dita estranee. Non volevo, ma il corpo sì.
"Vedi, Thorne?" ha detto Garrick. "Anche lei si bagna. La tua ragazzina da quindici anni ha la figa che cola solo perché la tocchiamo. Guarda quanto è rossa, quanto è gonfia."
Thorne ha emesso un suono animalesco, ma non ha distolto lo sguardo. Il suo cazzo era ancora duro, una perla di liquido preseminale che brillava alla luce della torcia.
Garrick ha tolto la mano all’improvviso. Mi ha lasciato lì, ansimante, le gambe aperte, la figa lucida e palpitante. Non ero venuta, ma ero vicina, troppo vicina. Ha fatto lo stesso con Thorne: un’ultima carezza leggera sulla cappella, abbastanza da farlo gemere, poi si è alzato.
"Il principe sarà contento," ha detto. "I vostri corpi parlano più forte delle vostre bocche. Domani tornerò. E magari vi farò finire quello che ho iniziato."
Ha spento la torcia e se n’è andato.
Il buio ci ha avvolti di nuovo. Io ho richiuso le gambe, tremante. Thorne era ancora in piedi, il cazzo eretto che non voleva saperne di calare.
"Elara..." ha sussurrato. La voce gli si è spezzata. "Mi dispiace. Non volevo... reagire così."
"Nemmeno io," ho risposto, la gola chiusa. "Ma l’ha fatto apposta. Vuole che ci vergogniamo l’uno dell’altra."
Silenzio. Poi lui ha detto, piano: "Ti amo ancora. Anche vedendoti così... bagnata per lui."
Ho pianto piano. "Anch’io ti amo. Anche vedendo il tuo cazzo duro mentre ti toccava."
Siamo rimasti lì, nudi, eccitati contro la nostra volontà, a guardarci attraverso le sbarre. Il seme del dubbio era piantato più a fondo. Roderick non aveva nemmeno bisogno di scendere di persona: bastava mandare le sue mani.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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